I banchi napoletani e le banche moderne

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Il Banco di Napoli è una delle banche più prestigiose e antiche non solo in Italia, ma in tutto il mondo (risale alla seconda metà del ‘500) ed è ritenuta, a merito, fondante per il concetto di banca moderna. È per questo che nel mese di giugno, presso la Fondazione Banco di Napoli, sede dell’archivio storico, si è assistito a un convegno internazionale volto a celebrare il ruolo dei banchi napoletani nello sviluppo, appunto, delle banche moderne.

Tra i partecipanti a questo omaggio offerto a una delle banche più antiche del mondo, non solo prestigiosi analisti e finanzieri di ogni provenienza, ma anche alcuni importanti banchieri provenienti dalla Federal Reserve Bank of Chicago, dalla Federal Reserve Bank of Atlanta, e dalla Banca Nazionale Austriaca. Tale convegno, promosso dalla Fondazione Banco di Napoli in collaborazione con l’Università Federico II e la Banca d’Italia, ha visto succedersi interessanti relazioni di questi illustri ospiti, fino all’intervento finale del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, volte a provare, appunto, il rapporto molto stretto fra banchi napoletani e banche moderne.

Ma perché i banchi napoletani sono ritenuti fondatori delle banche moderne?

Secondo l’economista Lilia Costabile, la ragione sta nel fatto che sono tre le principali concezioni legate alle banche moderne che nascono nell’ambito dei banchi napoletani:

· Il deposito bancario circolante, ovvero la circolazione delle banconote tramite fedi di credito;

· La creazione di credito come mezzo per accrescere il volume della moneta;

· L’introduzione, datata 1612, dello scoperto di conto corrente.

Ma non solo. Un altro carattere che accomuna i banchi napoletani alle banche moderne, e che dunque fa dei primi i precursori oltre che gli ispiratori delle ultime, è il fatto che i banchi napoletani nascano da istituzioni filantropiche, il che li distingue, non soltanto a livello ideologico, ma anche per quanto riguarda l’amministrazione e le procedure operative, dalle banche a fini di lucro, le quali sono prive di quel concetto di mutualismo come bene pubblico del quale invece i banchi napoletani sono pregni fin dalla loro nascita. Il concetto che sta alla base di questa visione è che la filantropia genera credito, ciò che lo prova è non solo il successo dello stesso Banco di Napoli, ma anche il fatto che questo modo di vedere le banche sia stato esportato anche in Europa, sempre con grande successo.

Tuttavia, uno dei tratti che più di tutti caratterizzano i banchi napoletani, e che in diverse versioni sono confluiti nelle banche moderne, è il concetto di circolazione fiduciaria. Dicevamo prima delle fedi di credito, ecco, fondamentalmente è proprio questo il punto. Si pensa di solito alle banche come mostri mangiasoldi molto poco concentrati sul cliente e molto di più sui guadagni, ma quando una banca invece si fonda sulla fiducia reciproca? Ecco che nasce allora un rapporto stretto, quasi familiare, tra banca e cliente, un rapporto duraturo, che attraversa anche le crisi più dure e che si fonda su un forte senso di appartenenza al territorio da parte della banca in questione, alla banca da parte dei clienti.

Questo è ciò che fa dei banchi napoletani i precursori delle banche moderne.

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